"AKRAGAS" fu fondata nel 581 a.C. dai coloni
Rodii e Cretesi nelle vicinanze di un Emporium, un
centro commerciale, che era situato vicino la foce
del fiume Akragas da cui la città prende il
nome. La favorevole posizione geografica, e la vicinanza
con la ricca Cartagine, fece sì che Akragas
divenisse presto una delle più ricche città
della Magna Grecia. Si estese nella valle compresa
tra i due fiumi Akragas e Hipsas in un'area circondata
da mura di circa 13 chilometri, la città aveva
una popolazione che si aggirava attorno agli ottocentomila
abitanti nel periodo più proficuo. Nel primo
periodo, che va dal 570 al 554 a.C., il tiranno Falaride
contribuì a rendere famoso il nome di Akragas
ampliando i confini che andavano da Termini Imerese
a Lentini e costruendo le mura perimetrali. Ma fu
il tiranno Terone che diede splendore alla città
dal 480 al 472 a. C. E' proprio in quell'anno che
Akragas vinse una battaglia contro Cartagine nei pressi
di Himera, oggi Termini Imerese, e che fece accrescere
la potenza economica e il prestigio alla città.
Per quella vittoria Terone fece costruire il "Tempio
di Giove Olimpico", il più grande tempio
della antica Grecia offerto al dio Zeus per ringraziamento.
A Terone viene costruita una tomba che si trova ai
piedi del tempio di Ercole. Dal 471 al 406 a.C. fu
Empedocle a guidare la città, ma la sua politica
fece sì che i cittadini si lasciassero andare
all'ozio, godendo le ricchezze che in precedenza avevano
conquistato. Fin quando nel 406 i Cartaginesi non
si presero la rivincita assediando Akragas per ben
otto mesi e riducendola ad un cumulo di rovine. La
città resta per un periodo abbandonata fino
al 340 a.C. quando Timoleonte la restaura. Da questo
momento diventa terra di assedio e di conquiste da
parte di diversi popoli. Nel 210 a.C. il console di
Roma Levino assedia la città facendola divenire
colonia romana e le cambia il nome in "Agrigentum".
Alla fine della potenza dell'impero romano, nell'827
fu assediata dagli arabi, che prima la distrussero
e poi la ricostruirono col nuovo nome di "Kerkent"
che poi cambiò in "Gergent". Riacquistato
parte dell'antico splendore Kerkent diventa una fortezza.
Dopo la dominazione araba furono i normanni con Ruggiero
ad assediare Girgenti. Durante il periodo della monarchia
caddero le ultime rovine del Tempio di Giove Olimpico
costituite dagli ultimi tre telamoni, da allora il
simbolo di Agrigento contiene la figura dei tre giganti
che sostengono tre torri con sotto la dicitura "Signat
Agrigentum mirabilis aula gigantum".
DUOMO
Eretto nel secolo XI, rifatto nei secoli XIII - XIV
(resti visibili) e rimaneggiato nel '600 e nel '700.
La semplice facciata è fiancheggiata a destra
da un poderoso campanile del trecento mozzo, ornato
in basso da due ordini di monofore cieche e da una
finestra a balcone gotico-catalana. L'interno restaurato
nelle forme medioevali, è a tre navate su pilastri
poligonali.
La prima metà della navata è ricoperta
da un ricco soffitto a capriate, del 1518; la seconda
metà ha un soffitto a cassettoni del 1682.
Nel transetto a destra è il bel portale gotico
che incornicia la nicchia che racchiude la reliquia
di S. Gerlando, di M. Ricca (1682).
Nel presbiterio, sopraelevato e ornato di stucchi
barocchi, si verifica il singolare fenomeno acustico
del portavoce: stando presso la cornice dell'abside
si ode ciò che dice, anche a bassissima voce,
una persona collocata all'ingresso della Chiesa.
Chiesa di San Nicola
Eretta dai Cistercensi nel sec. XIII in robuste forme
romanico-gotiche, sulle rovine o nei pressi di un
edificio antico, della cui architettura riecheggia,
e pare utilizzi, alcuni elementi.
La semplice ma solenne facciata è racchiusa
fra due poderosi contrafforti sormontati da una cornice
in forte risalto e ha un bel portale ogivale, con
porta in legno intagliata di Angelo di Blundo (1531).
L'interno è a una sola navata aperta ai lati
da quattro arcate cieche sopra cui corre un cornicione.
Una poderosa volta ogivale, con tre costoloni a rilievo
di rude architettura, completa questo insieme.
CITTA' DEI TEMPLI
Arrivandovi dalla strada costiera, la città
propone, con la vista dei templi, la sua immagine
classica a tutti nota, quella stessa che indusse Pindaro
a definirla "la città più dei mortali";
raggiungendola invece da Caltanissetta, ci si imbatte
subito nella recente, caotica espansione edilizia
e quasi si ignora la presenza del nucleo urbano medioevale
sulla collina, a ovest della piazza centrale. Guardando
Agrigento dalla collina dei Templi, le moderne palazzine
che fanno da sfondo ai vuoti delle colonne lascerebbero
pensare a un massiccio sviluppo nel tempo attuale,
magari come logica continuazione dell'antica magnificenza.
Esiste invece una netta cesura fra la città
odierna e quella del passato: la prima è distratta
e sopita in una realtà meno che provinciale,
tagliata fuori dai grandi circuiti viari siciliani
e quindi rinchiusa in se stessa; la seconda, come
per miracolo conservatasi alla nostra ammirazione,
trasmette ancora la sua vocazione ad aprirsi verso
l'esterno. Ma la censura, oltre che spazio-temporale,
è anche culturale, quella stessa descritta
con disagio da Pirandello e denunciata con violenza
da Sciascia.
VALLE DEI TEMPLI
Tempio della Concordia
Del IV sec. a.C. è uno dei meglio conservati.
Era probabilmente consacrato a Dioscuri Castore e
Polluce.
Nel 800 d.c. fu riadattato come chiesa cristiana,
e successivamente nell'XVIII sec. fu restaurato e
riportato nella condizione originaria.
Tempio di Giove Olimpico
Rimangono dopo le distruzioni causate dai terremoti
alcuni colossali resti che lasciano immaginare l'impotenza
dell'edificio (mt.113 x 56), uno dei maggiori dell'architettura
greca.
Era stato eretto a partire dal 480 a.C., dopo la vittoria
degli Agrigentini sui Cartaginesi a Imera. Possedeva
singolarità costruttive uniche nell'architettura
greca; aveva un muro pieno con delle mezze colonne,
tra i quali stavano statue gigantesche.
I telamoni alti quasi 8 metri, concorrevano a sostenere
la pesante trabeazione.
Al centro delle rovine si può notare il calco
di un telamone ricomposto a terra.
A destra del Tempio si apre un vasto complesso sistema
di edifici adibiti al culto, e una vasta area ove
si trovano numerosi altari di varia forma e grandezza,
basamenti di Templi e vari recinti sacri, oltre a
numerose fosse.Questo complesso di costruzioni, che
risale al secolo VI-V a.C., faceva parte di un Santuario
delle Divinità Ctonie, dedicato a Demetra e
Persefone, dee della terra.
Al centro dell'area emerge il pittoresco gruppo di
quattro colonne, divenute l'emblema di Agrigento,
del cosiddetto Tempio di Castore e Polluce, sorto
nel sec. V.
Tempio di Giunone
E' databile nel IV sec. a.C. è in stile dorico.
Oggi ne rimane parzialmente completo solo il lato
a N/E.
Tempio di Ercole
Fu costruito nel VI sec. a.C. e oggi non ne rimangono
che pochi resti.
Tempio di Vulcano (Efeso)
Al di là del taglio della Kolimbetra (la magnifica
piscina in cui sboccavano gli acquedotti "feaci"),
su un piano roccioso, è ubicato il Tempio innalzato
in onore del Dio del Fuoco. Oscuro forgiatore di armi
infallibili per gli abitanti dell'Olimpo, divinità
dall'aspetto deforme.
Vulcano sposò Afrodite, la dea della bellezza,
patendo oltremodo i continui tradimenti.
Il santuario eretto intorno alla fine del V secolo
a.C. doveva avere la consueta architettura dorica
di periptero esastilo. Da alcune cornici orlate e
dalla particolarità del fusto della colonna
sono rilevabili caratteri di influsso ionico.
Tomba di Terone
Il sepolcro del tiranno che estese i domini di Akragas
fino alle coste settentrionali dell'isola (488-473
a.C.) rappresenta l'unico esempio superstite di mausoleo
greco di età ellenistica (II secolo a.C.).
tuttavia, sulla base degli studi recenti, la costruzione
che si erge in prossimità della Porta Aurea
è considerata oggi un manufatto dei Romani,
costruito probabilmente in memoria dei trentamila
soldati caduti durante l'assedio di Agrigento del
262 a.C. Un'altra ipotesi avanzata rivela che potrebbe
trattarsi di un mausoleo costruito più tardi,
nel II o III secolo d.C., in virtù dello stile
architettonico che ricorda le forme di grandiosi sepolcri
africani eretti in quei tempi.
LA CUCINA
L'elemento comune a tutta la cucina di Agrigento è
costituito dalla verdura e dalla frutta di notevole
qualità (soprattutto finocchi, sedani, asparagi,
borragine e cicoria amara). Un piatto tipico della
città è la pasta con le sarde, che rispetto
a quella cucinata altrove non ha né pinoli
né uva passa ed è invece amalgamata
da pane grattugiato tostato. Vi sono poi molti piatti
di carne bianca e pietanze quali il farsumagru (vitello
magro ricoperto di uova sode, formaggio, prosciutto
e salsicce e aromi) o la salsiccia insaporita al finocchio.